English and Italian versions of the paper available

Posted by roncaglia on November 22nd, 2007

Rivista di Estetica, n. 3/2007The English version of the paper by Roberto Casati and Gino Roncaglia is now available here (PDF file).

The paper has been published in Italian in Rivista di Estetica, n.s., n. 36 (3/2007), anno XLVII.

The latest Italian version is still available here.

L’iniziativa è per molti versi vicina alla proposta che abbiamo avanzato; il sito di riferimento, ricco di documentazione di background e di commenti, è all’indirizzo http://www.policeact.govt.nz/

Presentazioni audio-video del progetto

Posted by roncaglia on June 21st, 2007

E’ disponibile una presentazione audio-video del progetto Wikilex, realizzata in occasione del convegno Ambienti digitali per la ricerca svoltosi a Padova il 7 giugno 2007. La presentazione è disponibile in una versione breve e sintetica (circa 15′) e in una più lunga e articolata (circa 45′). Ogni versione è presente in formato Flash, in formato SMIL per RealPlayer e in formato Windows Media per Internet Explorer.

Per seguire la presentazione senza troppe interruzioni, è consigliabile un collegamento veloce (ADSL o analogo).

Versione lunga: formato Flash; formato Windows Media (per Internet Explorer); formato SMIL (per RealPlayer)

Versione breve: formato Flash; formato Windows Media (per Internet Explorer); formato SMIL (per RealPlayer)

Commenti di PC al progetto

Posted by roncaglia on April 21st, 2007

Il problema andrebbe distinto in due parti:

- il processo politico;

- la strumentazione tecnica.

Il primo punto, secondo me, è il più rilevante perche’, come giustamente notano gli autori, le proposte di legge riflettono opinioni discordanti ela decisione su quali debbano prevalere viene presa in base ad un processo politico-istituzionale definito.

Il processo che ipotizzano gli autori deve tener conto di ciò. Non si può ipotizzare uno processo per la costruzione di proposte di legge che sia “neutro”. Lo strumento può essere affidato a più gruppi, ma ognuno deve aggregare chi condivide dei presupposti culturali, politici, degli interessi. Insomma uno strumento di gestione dal basso non puo’ prescindere dal tener conto della natura radicalmente opzionale delle decisioni e delle proposte di legge.

Concordo pienamente che le tecnologie ICT offrano una serie di opportunità per la politica, ma non so bene quanto sia ipotizzabile che queste opportunità possano essere colte in modo massiccio. Non va dimenticato che dal 1990 al 1996/1997, molte parole sono state scritte sulle reti civiche e sulle potenzialità di partecipazione alla vita politica e istituzionale che offrivano, ma poi tutto si è ridimensionato.

I gruppi si Internet si aggregano in base a interessi personali “forti”. Quando questi ci sono gli strumenti tecnici piu’ o meno sofisticati aiutano, ma non sono mai decisivi.

Quello che propongono gli autori è uno strumento in sè molto interessante, ma che penso possa funzionare solo per i gruppi che già hanno una forte coesione determinata da una serie di interessi comuni. Non lo vedo come una piattaforma cui si possa rivolgere il singolo per avviare un processo di produzione legislativa.

Riguardo gli aspetti tecnici, penso sarebbe utile distingure wiki, nelle sue caratteristiche tecniche complessive, da quello che è il modello di redazione condivisa di testi per la rete. Per i testi legislativi andrebbe costruito uno strumento apposito che consenta la creazione di rimandi specifici per quanto riguarda i testi normativi. Pero’ a questo proposito sorge nuovamente il problema della mancanza in rete dei testi ufficiali storici e di quelli vigenti. Norme in rete è interessante, ma senza i testi è zoppo.

Per definire le caratteristiche che lo strumento dovrebbe avere sarebbe molto utile studiare gli strumenti professionali costruiti all’interno delle assemblee nazionali, regionali e locali. Se un progetto come quello ipotizzato ha qualche problabilità di successo dipenderà dalla facilità d’uso e dalla completezza della strumentazione che metterà a disposizione.

Scrivere un progetto di legge significa poter accedere e segnalare molta documentazione giuridica e specialistica, se lo strumento non facilita anche questi compiti difficilmente potrà essere adottato dai gruppi di pressione.

Sono infatti questi che possono essere il target iniziale di uno strumento simile. Se questi cominciassero ad usare questo strumento si creerebbe un effetto di loop positivo che potrebbe spingere il tutto verso il successo.

Commenti di FV al progetto

Posted by roncaglia on April 21st, 2007

Scrivere una norma è scrivere una decisione.

L’architettura disegnata può funzionare in modo diverso per diverse tipologie di testo. La differenza con l’esperienza di wikipedia è che in tale situazione il terreno collaborativo è quello delle COMPETENZE. Il redattore volontario di wikipedia, sotto lo stimolo (e il fascino) della metafora dell’enciclopedia, mette in gioco le proprie competenze per condividerle con la comunità della rete. Nel caso delle norme giuridiche non si tratta di condividere competenze e conoscenze, di far crescere una ricchezza di informazioni che appartiene a tutti e di cui tutti potranno beneficiare, ma di elaborare DECISIONI che distribuiscono risorse o opportunità, possono influenzare la vita delle persone, ecc.

Questo può creare situazioni di corto circuito. In effetti, uno strumento, o un insieme di strumenti, come quello che avete descritto può certamente funzionare all’interno di gruppi relativamente ristretti (associazioni, lobby, gruppi di pressione) per favorire una redazione ordinata e una partecipazione più consapevole. Ma se lo si immagina come strumento partecipativo aperto – e questo mi sembra il senso della vostra idea – allora potrebbe porre una serie di questioni legate all’interazione tra le tecnologie della rete e i meccanismi decisionali di una democrazia moderna. Ricordiamoci che nella realtà dell’elaborazione dei testi normativi in Parlamento spesso il testo nasce all’interno di comitati ristrettiissimi, vi è un soggetto con un potere asimmetrico rispetto alle altre componenti (il Governo), spesso la soluzione rispetto a più alternative si trova sulla base di compromessi che coinvolgono ALTRI testi, cioè ALTRE DECISIONI e relative risorse, ecc.

Peraltro voi parlate anche della documentazione che deve accompagnare una proposta normativa. Su questo punto si può riattivare il circuito virtuoso delle competenze e gli strumenti partecipativi di rete possono creare raccolte di materiali preziosi che dovrebbero comprendere anche i materIali già posti in rete dalle amministrazioni pubbliche o dalle istituzioni a cui compete l’approvazione della decisione. In effetti, il problema che mi sembra più importante è che nessuno in Italia spiega le questioni, tutti gli argomenti fanno appello a valori ultimi o a schieramenti ideologici secondo lo schema amico/nemico. Nessuno si preoccupa di educare l’opinione pubblica a confrontare dati, esperienze, documenti, opinioni. La rete è uno dei luoghi in cui emerge l’insofferenza verso questa superficialità e faziosità e sono nati siti che aspirano, anche in modo ingenuo, a proporre un dibattito serio sui problemi della vita sociale e politica.

Le regole sul drafting non hanno avuto successo.

Siamo sicuri che il problema sia scrivere buoni testi? Dobbiamo registrare il fallimento del tentativo di migliorare la legislazione tramite le regole del drafting. Più regole e guidelines sono state emanate negli ultimi 15 anni per redigere correttamente testi normativi – all’interno dei circuiti legislativi e delle relative burocrazie – più la realtà della legislazione si è rivelata completamente insoddisfacente, con testi lunghi, complessi, contorti, contraddittori, ecc. La tecnica redazionale non può essere un antidoto ai meccanismi inceppati della politica. Allora mi chiedo se, il contributo che le tecnologie della rete possono dare a questa situazione debba incentrarsi sulla redazione di un buon testo o sulla creazione di canali comunicativi tra politica e società.

Trasparenza e documentabilità per redigere solo una proposta?

La domanda potrebbe essere: tanto lavoro per poi affidare questo testo al tritacarne parlamentare (o di un consiglio regionale)? O, forse, si potrebbe pensare che questa attività redazionale partecipata e trasparente faccia acquistare al testo un peso specifico che non avrebbe altrimenti, rendendolo più “resistente” e rinforzandolo in qualche modo? Il repository delle proposte tramite wiki diventerebbe uno strumento di comunicazione tra società civile e società politica, una “passerella”, senza la mediazione dei partiti? In questo caso, nell’ipotesi “strutturata” (con comitati redazionali, tutor, esperti, ecc.) si pone un problema di governance del sistema e di sua trasparenza (della governance). Chi sono i componenti del backoffice? Chi li sceglie? Chi garantisce che il sistema non sia strumentalizzato? Con quali strumenti? Alcune esperienze in amministrazioni locali o regionali sono basare su architetture e soluzioni tecnologiche che prevedono un ruolo centrale delle amministrazioni stesse che attivano strumenti di partecipazione e somministrano materiali alla cittadinanza (vedi ad es, partecipa.net della Regione Emilia Romagna http://www.partecipa.net/) il che non mi sembra un esempio da seguire, credo, nell’ottica del vostro progetto.>

E’ più importante il wiki o il repository?

Forse e’ più importante il repository. L’idea di un deposito di idee normative a cui i rappresentati della politica o i partiti possano attingere è interessante. Ricordiamoci che esiste già un repository istituzionale, fatto, nel caso del Parlamento nazionale, dall’archivio di tutte le proposte di legge (più del 90% resterà tale): http://www.camera.it/docesta/313/4454/documentoxml.asp. Questo archivio è già pieno di proposte su tutto, che nascono, in moltissimi casi, da spinte di lobby, gruppi sociali, interessi organizzati. Si possono creare dei legami tra questi repository? Si tratta anche di capire se le proposte potrebbero “pesare” in modo diverso, visto che devono poi essere utilizzate dall’organo che ha realmente il potere decisorio. Voi non ne parlate ma e’ prevedibile un qualche meccanismo di “adesione” ad una proposta normativa presente nel repository? Vi possono essere forma di “mobilitazione” intorno ad un testo normativo oppure tutto cio’ è “esterno” al vostro progetto?

E’ più importante proporre o emendare?

Si può dire che è più importante emendare che proporre, laddove chi propone non ha alcun potere sull’ordine del giorno. Ecco che sarebbe interessante creare spazi simili a quelli che avete immaginato per proporre EMENDAMENTI a testi già all’attenzione degli organi decisionali.

1. Uno dei difetti della proposta a questo stadio è che sarebbe utile inserire TUTTO un decorso dall’idea del Promotore fino al prodotto finito! Cosa che NATURALMENTE non possiamo fare dati i limiti di spazio. Tuttavia, se passiamo a una fase esecutiva con un progetto, varrebbe la pena di fare una simulazione, associandosi certo a persone con competenze legali, di un iter completo.

2. Forse si può prevedere un ‘double track’ in parallelo tra l’approccio strutturato e quello destrutturato, e verificare alla fine del progetto quale dei due ha funzionato meglio. Sto suggerendo che il progetto abbia una fase di simulazione.

Abbiamo una prima versione stabile dell’intervento presentato a Torino, in occasione del convegno sulla documentalità organizzato dall’Istituto Rosselli. Il testo è disponibile sull’Open Archive dell’Università della Tuscia (scheda con metadati, file PDF) e su quello dell’Institut Nicod, CNRS Parigi (scheda con metadati, file PDF). Una copia è allegata anche a questo post (file PDF).
Su questo testo, e sulla proposta che contiene, ci piacerebbe raccogliere commenti, critiche, suggerimenti. Chi desiderasse intervenire può farci avere un testo con osservazioni o commenti (assieme all’autorizzazione al suo inserimento nel blog), o utilizzare direttamente la funzione di commento per rispondere a questo messaggio.

Possibili strumenti in FP7

Posted by casati on January 15th, 2007

Da verificare:

Vedi anche questo sito su FP7

ACTIVITY 8.5 THE CITIZEN IN THE EUROPEAN UNION

Area 8.5.1 Participation and citizenship in Europe

8.5.1.1 Democratic “ownership” and participation

Collaborative research projects (small or medium-scale focused projects), Research for the benefit of specific group
Publication 22/12/06-Dépôt 29/11/07

8.5.1.2 Reassessing Citizenship within the European Union

Collaborative research projects (small or medium-scale focused projects)
Publication 22/12/06-Dépôt 10/05/07

Aggiornamento RC, 20060115

Posted by casati on January 15th, 2007

Ho aggiunto sostanza alla seconda parte, e inziato a compliare la terza (sui requisiti che verrebbero soddisfatti dallo strumento). Ho approfondito la differenza tra un progetto ci dollaborazione su contenuti informativi e uno su contenuti normativi, che mi sembra importante, anche perché permette di misurare la distanza da Wikipedia.